❗ Energia: non è soltanto un problema di bollette. È un problema di modello industriale ❗

L’articolo di Sara Monaci pubblicato oggi su Il Sole 24 Ore, “Carta, il 20% delle aziende valuta la chiusura per il caro energia”, merita di essere letto con grande attenzione. Non limitatamente alla situazione dell’industria cartaria. Il dato che deve far riflettere è un altro: secondo quanto riportato nell’articolo, circa il 20% delle cartiere italiane dichiara di essere in difficoltà e valuta fermate produttive, mentre il costo dell’energia arriva a pesare in misura determinante sui bilanci del settore. Il caro energia viene spesso percepito soprattutto attraverso il prezzo della benzina o l’aumento delle bollette delle famiglie. Ma la questione è ormai molto più profonda. Energia strutturalmente costosa significa minore competitività dell’industria italiana. Significa compressione dei margini, minori investimenti, produzioni che possono diventare economicamente insostenibili e costi che, quando possibile, vengono trasferiti a valle sui prezzi. E quando un'impresa energivora decide di fermare un impianto, il problema non riguarda più soltanto quella società: coinvolge fornitori, lavoratori, territori e intere filiere. Per questo il tema energetico dovrebbe occupare oggi una posizione centrale nell’analisi economica e nelle scelte di politica industriale, al di là delle misure emergenziali. La questione da affrontare è strategica: a quali condizioni il nostro sistema industriale potrà continuare a produrre e competere nei prossimi anni? Perché, se viene progressivamente meno la sostenibilità economica della manifattura, il rischio non riguarda soltanto il PIL. Riguarda occupazione, redditi, gettito fiscale e, in ultima analisi, la sostenibilità del nostro sistema sociale. L’energia non è una variabile accessoria della politica industriale. È una delle sue condizioni fondamentali.
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